Intervista a Carlo Daniele – Interviste CILS

Pubblicato da Matteo S. il

Al solito, CILS continua nel suo impegno di ispirare le persone a contribuire a WordPress e conoscerlo più da vicino. Oggi torniamo a presentare un’intervista che ho fatto con Carlo Daniele, del Team Kinsta, hosting provider cloud americano. Buona lettura e ringrazio Carlo per la disponibilità.

Nota: Alcune risposte in questa intervista potrebbero essere modificate per motivi editoriali o di spazio.

Ciao Carlo. Iniziamo con l’intervista: Ti va di raccontarci qualcosa di te?

Ciao Matteo! Mi occupo di tecnologie web dal lontano 1996. Lo ricordo perché appena finito il servizio militare, ebbi in regalo da mio padre un libro su Internet e sul linguaggio HTML. In tre mesi full immersion imparai le basi di Internet, dei protocolli di rete, di HTML, di GIF e JPG, e tutto quello che faceva parte delle tecnologie web dell’epoca. JavaScript era una bozza di linguaggio e di CSS non si parlava ancora (prima release dicembre 1966).
Nei primi anni mi sono più che altro divertito, facendo ogni tanto qualche sito web prima in HTML. Poi, col passare del tempo, sono aparsi i primi CMS, ed ho cominciato a studiarli con sempre maggiore attenzione, Prima Drupal e Joomla, infine passai a WordPress.
La vera svolta per me è avvenuta nel 2009, a seguito della pubblicazione di questi articoli sul mio blog personale dell’epoca: https://digitaladoptive.wordpress.com/2009/02/05/il-metodo-flickrphotosgetinfo/ https://digitaladoptive.wordpress.com/2009/02/08/il-metodo-flickrphotosgetinfo-2/
Questi articoli furono visti molto all’epoca, e grazie a loro fui contattato dall’allora responsabile della redazione di ioProgrammo, rivista di informatica molto apprezzata (ora non è più pubblicata). Da quel momento ho scritto sempre di più di tecnologie web e mi sono occupato sempre di meno di messa in opera di siti web.
Ho collaborato con ioProgrammo per 8 anni, scrivendo per la rivista oltre 70 articoli in cui mi sono occupato di standard web, web services, CMS vari e soprattutto di WordPress.Nello stesso periodo ho cominciato a collaborare per HTML.it (https://www.html.it/author/c-daniele/), per cui ho scritto anche la guida all’uso di WordPress (https://www.html.it/guide/guida-wordpress/) e la guida allo sviluppo dei temi di WordPress (https://www.html.it/guide/guida-ai-temi-di-wordpress/).Negli ultimi anni ho cominciato anche a scrivere in inglese, prima per Smashing Magazine (https://www.smashingmagazine.com/author/carlodaniele/), poi per WPMUDEV (https://premium.wpmudev.org/blog/author/carlodaniele/).
Infine, da circa 3 anni, collaboro in modo sempre più stretto con Kinsta, prima come autore per il blog inglese (https://kinsta.com/blog/author/carlodaniele/), poi come traduttore ed editor del sito e del blog italiano (https://kinsta.com/it/ e https://kinsta.com/it/blog/).
Questa a grandi linee la mia carriera con WordPress e le tecnologie web fino ad ora. Se hai altre domande, scrivimi pure.

Cosa ne pensi di CILS? Come ci hai conosciuto?

Ho conosciuto CILS dai tweet di Matteo. Mi sembra un’ottima iniziativa, e la cosa più bella è che non nasce dall’iniziativa di professionisti o aziende, ma è un’iniziativa di ragazzi di scuola. è una bella iniziativa perché denota interesse per gli aspetti “costruttivi” della tecnologia, cosa che spesso è messa da parte rispetto alla dimensione ludica delle tecnologie informatiche, soprattutto quando i protagonisti sono ragazzi. Quindi vi auguro davvero di raggiungere dei grandi traguardi e di avere un crescente seguito di pubblico.

Voi di Kinsta vi siete più volte occupati sul vostro Blog degli hosting provider medi di gamma, diciamo quelli “tradizionali”. Tuttavia, che ne pensi di hosting che costano tipo €10 l’anno o giù di lì? Pensi siano affidabili questi servizi?

All’inizio, come web designer e amministratore di siti, sono spesso caduto nell’errore di pensare che i servizi di hosting sono più o meno tutti uguali e che il servizio di hosting non fosse un fattore importante nella creazione e nella gestione di un sito web. Ahimé, mi sono dovuto ricredere. Più volte, infatti, ho dovuto dedicare ore e ore a ripulire le mie installazioni da spam, malware e robaccia del genere. E poi mi sono scontrato spesso con problemi di prestazioni e tempi di inattività. Questa è la mia esperienza personale, ma credo che tutti quelli che vogliano fare di professione i web designer, developer o amministratori web, si debbano scontrare per forza con questi problemi. 

A volte il cliente vuole risparmiare perché non è consapevole del fatto che un sito lento o non raggiungibile è un danno economico. Spesso non si pensa alle conseguenze di un servizio di hosting non ottimale. 
Se si vuole pubblicare un sito per fini istituzionali e di sola informazione, non per fini economici economici, allora il problema della qualità del servizio di hosting può non essere una priorità. Ma alla fine, per ripristinare un sito danneggiato, si dovranno comunque sostenere dei costi extra.

Un hosting economico può anche essere un buon hosting, ma deve per forza avere dei limiti strutturali. Questi limiti lo possono rendere adatto a un blog amatoriale, un hobby, un interesse. Ma se il sito comincia a produrre un reddito, ogni rallentamento, ogni problema di disponibilità e di sicurezza genera un danno sia economico, sia alla reputazione del sito stesso.

Insomma, la qualità del servizio di hosting oggi come oggi è un must. Secondo la mia personalissima esperienza, gli hosting condivisi non riescono a garantire gli stessi livelli di performance e sicurezza degli hosting dedicati o isolati.

Secondo te, Cosa ne pensi riguardo gli insegnanti di scuola superiore che spiegano WordPress ma non approfondiscono quindi non spiegano la comunità, gli eventi, e i Team WordPress, e nemmeno incoraggiano gli studenti a contribuire?

Per me scoprire che ci sono delle scuole in cui si impara ad utilizzare WordPress è stata una grande sorpresa. In realtà, non avrei pensato che un argomento così specifico e tecnico potesse entrare in un programma scolastico. Sono sorpreso e apprezzo molto gli insegnanti che vogliono trasmettere queste conoscenze ai loro alunni.Gli insegnanti sono vincolati ai programmi ministeriali e uscire dal seminato, cioè proporre degli argomenti non previsti da questi programmi, è qualcosa che viene “regalato” ai propri alunni, più che altro per amore della propria missione di insegnanti. Proprio così, ci sono ancora degli insegnanti che pensano che la loro professione sia una missione. Ecco, io sarei grato a questi insegnanti che provano a far conoscere WordPress ai loro alunni, senza soffermarmi tanto su quello che non hanno previsto o a cui non hanno pensato sull’argomento, ma solo su quello che hanno donato ai loro studenti. Sta poi agli studenti portare avanti il discorso e approfondire quelle aree tematiche che li hanno maggiormente interessati. E poi, magari, chiedere al prof di dargli una mano se ne hanno bisogno 😉

Prima hai detto che oramai spesso fai il “traduttore”. Hai sentito la storia dell’adattatore “Cannarsi”? Se non l’hai letta, maggiori info le trovi qui: https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/quot-anime-quot-de-li-mortacci-vostri-rsquo-adattamento-italiano-207029.htm
Qual’è la tua filosofia sulla traduzione?

La cosa bella della traduzione è che anche questa è un’attività creativa. La lingua che utilizziamo per comunicare determina il nostro modo di pensare. Pensare un concetto in una lingua sarà sempre diverso dal pensarlo in un’altra lingua, perché le sfumature di significato sono uniche e specifiche di ogni lingua. Quando il pensiero espresso in una lingua si fa astratto e si complica, allora potete star certi che le sfumature di significato non trovano corrispondenze in altre lingue.
Una traduzione, quindi, richiede innanzi tutto una interpretazione nella lingua originale, e poi una conversione e un adattamento alla cultura della lingua in cui si traduce.In realtà non si traduce un’informazione, come ad esempio si può fare tra linguaggi di programmazione. Quando si ha a che fare con le persone, si traduce una sensazione in un’altra. Una traduzione ben fatta, a mio modo di vedere, deve trasmettere al lettore del testo tradotto la stessa sensazione che il testo originale trasmette ai suoi lettori. E per far questo, la traduzione non può essere leterale.
Le cose si complicano ancora di più quando un concetto espresso in una lingua non ha un concetto corrispondente nella lingua della traduzione. A quel punto devi per forza inventare qualcosa che abbia senso per il tuo pubblico. Una traduzione letterale, in questi casi, sarebbe a mio avviso palesemente errata.
In definitiva, non sono un ortodosso del testo originale. Cerco di trasmettere i significati, ma con attenzione alle differenze tra lingue e alle sfumature specifiche della nostra lingua.

Grazie per le risposte che ci hai fornito fin ora. Ancora una domanda: Cos’è che tu ami dei WordCamp?

Gli incontri casuali, le conoscenze inattese, le idee che si accendono nella testa chiacchierando con persone che non avevi mai visto prima, le amicizie che nascono e che vengono poi mantenute a distanza. I WordCamp sono esperienze che non possono mancare a chi lavora e si diverte con WordPress, soprattutto quando si lavora da remoto. Le possibilità di incontrare colleghi e appassionati con cui condividere le proprie idee è indispensabile ed è un’arricchimento sempre nuovo.

Ora ti faccio una domanda che inizialmente mi facevo continuamente: parlando da partecipante, quindi non sponsor o altro, come etichetti i WordCamp? Eventi di lavoro o eventi di piacere?

A mio modo di vedere, ogni etichetta è sbagliata. Se lo scopo di un WordCamp è quello di far circolare conoscenza gratuitamente, dire che un evento del genere si rivolge a chi lavora e non a chi si diverte o viceversa, sarebbe molto riduttivo. La conoscenza non può porsi dei confini. La conoscenza è libera e fluida e arricchisce tutti gli ambiti di vita, sia quella lavorativa e produttiva, sia quella creativa e ludica. Il WordCamp non può essere solo un evento di lavoro, né può essere solo un evento di piacere. Il WordCamp è entrambe le cose.


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